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La Grande Storia dell'Animalismo PDF Stampa E-mail
Scritto da Franco Libero Manco   

Nessuna filosofia annovera più illustri rappresentanti.

Il pensiero animalista, come espressione di alta sensibilità dell’animo umano, in cui i codici del diritto al rispetto, alla libertà e alla vita vengono

estesi dall’uomo agli animali, nasce nel seno dell’antica cultura vedica in cui si narra di Re santi che si preoccupavano della protezione dei bovini al fine di assicurare alla popolazione ogni benedizione dalle forze della Natura. In questo contesto proverbiale era l’amore di Krisna per le mucche il quale affermava: “La carne degli animali è come la carne dei nostri figli”. Sempre in India più tardi furono costruiti dai buddisti, intorno al 250 a.C. i primi ospedali destinati agli animali ammalati o feriti. Mentre Zoroastro, fin dal 500 a.C. circa sosteneva: “La migliore delle opere buone è, nei confronti del Cielo, adorare il Signore e, nei confronti della Terra, non maltrattare gli animali…Chi rinuncia a cibarsi delle carni martoriate avrà lo spirito santo e la verità”. Il rispetto dovuto agli animali è evidente anche nella dottrina taoista e specialmente nello Jainismo, originato da Mahavira nel 600 a.C. circa, dove accanto ai templi jainisti si trovano spesso rifugi per animali anziani o feriti e non di rado i jaina acquistano animali dal macello per dare loro salvezza e ricovero. L’amore e il rispetto dovuto agli animali è visto come precetto nell’Orfismo, nella dottrina di Ermete Trismegisto, nella cultura degli Oracoli Caldei, in quella dei misteri Eleusini, in quella degli antichi egizi, nelle leggi di Manou, il codice legislativo antico, più evoluto, vigente dal IX al V sec. d.C. in cui si prescriveva: “Chi consente l’uccisione di un essere vivente, chi colpisce, chi ammazza, chi compra e chi vende, chi cucina e chi serve, chi mangia, sono tutti uccisori”.

Dunque si può dire che il Movimento Animalista vero e proprio nasce in India 5000 anni fa quando il divino Govinda esclude le offerte di animali alle cose a lui gradite. Sempre in India nel 322 a.C. viene pubblicato il primo libro di scienze politiche ed economiche in cui sono riportate le leggi che tutelano gli animali prevedendo severe punizioni per le crudeltà commesse nei loro riguardi. Più tardi in Occidente la filosofia animalista inizia con Prisco di Tesefro, che seguì l’esempio del grande Pitagora: “Mai sacrificare animali agli Dei o ferire animali ma promuovere in tutti i livelli una cultura di rispetto e protezione nei loro riguardi”e successivamente ereditata da Porfirio e dall’altrettanto grande Plutarco: “Ciò che si fa agli animali presto lo si fa anche agli uomini”, il quale influenzò il pensiero del poeta Shelley dando vita al vegetarismo e alla protezione animali nell’800 in Inghilterra. Inoltre Democrito esalta l'ingegnosità degli animali: i ragni tessitori, i castori costruttori di dighe, ecc. Secondo Stratone gli animali posseggono facoltà intellettive affini alle nostre. Teofrasto condannava la tradizione religiosa con i sacrifici di animali, diceva: "I sacrifici cruenti basati sull'uccisione degli animali sono buoni per i cattivi demoni non per gli dei che aborriscono il sangue". Senocrate affermava che l'ingiustizia è uguale su qualunque essere vivente viene perpetrata: "Il comando "non uccidere" deve essere esteso dall'uomo ad ogni essere vivente". Empedocle: “E’ una grande vergogna spargere il sangue e divorare le belle membra di animali ai quali è stata violentemente tolta la vita.

Seneca: “C’è un profondo legame tra uccidere animali e massacrare uomini in guerra. Porfirio:. “Nel periodo in cui nacque l’ingiustizia verso gli animali furono introdotte la guerra e la bramosia del potere.

Nei testi biblici importante è il pensiero di Ezechiele: “In quanto a voi, animali della terra, che avete sofferto a causa dell’uomo, verrà il giorno in cui preparerò una grande festa, un grande banchetto in cielo e voi gioirete alla presenza di Dio”

Nota è la compassione di Maometto verso gli animali. In una tradizione Sufi Allah disse a Maometto: "Se proprio dovete uccidere, al posto di 40 polli uccidete una capra, al posto di 40 capre uccidete 10 mucche, al posto di 40 mucche uccidete 10 cammelli. Una buona azione fatta a un animale è tanto meritoria quanto una buona azione fatta ad un essere umano, mentre un atto di crudeltà a un animale è tanto cattivo quanto un atto di crudeltà su un essere umano”.

La relazione tra violenza animali e violenza umana venne più tardi evidenziata da Leonardo da Vinci il quale asseriva “Verrà il tempo in cui l’uccisione degli animali sarà considerata alla stessa stregua dell’uccisione di un uomo”; da Edgard Kuper, da Bober Witz, e in tempi più recenti da Gandhi, Capitini, Margherite Yourcenar, il cui pensiero dominante era: “Gli uomini saranno torturati e uccisi fino a quando gli animali saranno torturati e uccisi”. Andrew Linzey (protestante) principale teologo al mondo dei diritti animali, combatte contro l’antropocentrismo giudaico, cristiano e greco: “Tutta la creazione esiste per il suo Creatore”. Si può dire che oggi il maggiore studioso al mondo di diritti animali sia Richard Ryder.

Tolstoj: “Fino a quando ci saranno i macelli ci saranno anche i campi di battaglia. La grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali”.

Albert Shweitzer, la vita di ogni creatura ha la sua sacralità. Tutto ciò che è presente negli uomini lo si trova anche negli animali.”

Immanuel Kant: “Chi è crudele verso gli animali è altrettanto insensibile verso gli uomini”.

Arthur Schopenhauer: “Chi è crudele nei confronti degli animali come può essere una buona persona? Chi non ha posseduto un cane non può sapere cosa significhi essere amati”.

Max de Saxe: “Finché gli uomini continueranno ad uccidere gli animali essi non cesseranno nemmeno di uccidersi tra di loro: il mondo animale si vendica dell’umanità forzandola nelle guerre a divenire carnefice di se stessa”.

Albert Einstein: “Nulla gioverà alla salute e alla sopravvivenza della vita sulla terra come l’adozione di una dieta vegetariana.

Giuseppe Garibaldi: “Proteggere gli animali contro la crudeltà degli uomini, dar loro da mangiare se hanno fame, da bere se hanno sete, correre in loro aiuto se estenuati dalle fatiche, questa è la più bella virtù del forte verso il debole”.

Jeremy Bentham, filosofo, giurista ed economista inglese: “Possa venire il tempo in cui agli animali saranno restituiti quei diritti che non avrebbero potuto essere strappati loro se non dai tiranni.”

Emile Zola, scrittore francese: “Il compito più alto di un uomo è sottrarre gli animali alla crudeltà”:.

Pio XII: “Ogni impulso di uccidere gli animali senza giustificazione, ogni maltrattamento e ogni crudeltà verso di loro, vanno senz’altro condannati. Tale comportamento esercita una nefasta influenza sull’animo dell’uomo e tende a renderlo abietto”.

Nessuno dei grandi animalisti considera il problema fine a se stesso ma come parte di un problema più vasto che implica e mette sotto accusa la giustizia, la coscienza e la società umana.

A mio avviso l’animalismo avrà la forza del vero rinnovamento culturale e sociale nel momento in cui uscirà dal suo ambito ideologico e si proporrà come movimento morale, civile e spirituale capace di superare arcani schematismi mentali e morali limitati alla sola specie umana. Finché l’animalismo sarà un movimento fine a se steso non avrà la forza propulsiva necessaria al rinnovamento della coscienza umana. La sua forza sta nella sua etica che si estrinseca in modo sferico su tutta la famiglia dei viventi, per questo richiede, al soggetto animalista, la consapevolezza della sua missione innovatrice e quindi un bagaglio di saggezza e di responsabilità più ampi e profondi della visione esistenziale tradizionale circoscritta al solo essere umano.

Diversamente l’animalismo potrà imporsi come forza sociale e culturale solo quando la coscienza e la sensibilità della gente (attraverso il naturale processo evolutivo) avrà raggiunto quel senso di giustizia e di civiltà che la porterà a inserire nei suoi codici civili e morali gli stessi diritti degli uomini. Il nostro compito è dimostrare che difendere gli animali torna a beneficio dell’intera umanità: sfruttare e trucidare animali impedisce al genere umano di evolversi moralmente e realizzare una società migliore dell’attuale.

A chi sta a cuore la causa animalista deve convincersi che è chiamato a dare testimonianza di una nuova dimensione umana e che è necessario essere irreprensibili nei rapporti interpersonali. Questo richiede una continua analisi del proprio modo di essere e di interagire con il prossimo, consapevoli che chi crede nell’animalismo ha la responsabilità di essere esposto alla critica disfattista di chi guarda a noi come a delle persone “strane”, ha, quindi, il dovere di dover essere di esempio.

Parlare di animalismo come di un movimento che si interessa solo di animali è riduttivo dal momento che le sue implicazioni di rinnovamento mentale, morale e spirituale si estrinsecano non solo a livello personale ma sociale. Allo stesso modo parlare di vegetarismo fine a se stesso è riduttivo se si limita il suo campo di azione alla salute della gente e non si evidenziano le sue profonde motivazioni pacifiste e non violente in senso lato. La mattazione, la vivisezione, la caccia, l’uso delle pellicce ecc. rendono peggiore non solo chi esercita tali infamanti attività ma tutta la comunità che le tollera, le giustifica e le consente. Il danno maggiore che ne deriva è che genera sonnolenza e indifferenza verso la condizione degli oppressi e che tale insensibilità verso la sofferenza e la vita degli animali si ripercuote in modo devastante anche sugli esseri umani. Quindi è necessario capire che è fondamentale il modo di essere personale e che richiede la massima coerenza. Essere profondamente onesti e leali, giudiziosi, imparziali, questo richiede la causa animalista ed è la sola condizione affinché possa essere vista e accettata dal pubblico come un arricchimento e come un movimento culturale che torna a beneficio della società umana.


Nessuna filosofia annovera più illustri rappresentanti.

di Franco libero Manco

Il pensiero animalista, come espressione di alta sensibilità dell’animo umano, in cui i codici del diritto al rispetto, alla libertà e alla vita vengono estesi dall’uomo agli animali, nasce nel seno dell’antica cultura vedica in cui si narra di Re santi che si preoccupavano della protezione dei bovini al fine di assicurare alla popolazione ogni benedizione dalle forze della Natura.

Ultimo aggiornamento Sabato 22 Gennaio 2011 18:21
 

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