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Gli Indolenti dell'Universalismo PDF Stampa E-mail
Scritto da Franco Libero Manco   

Uno come me, che si sente impegnato nell'opera di informazione e di sensibilizzazione per un mondo migliore, è spesso colto da sconforto nel costatare la tiepidezza di tanta gente che a parole dice di volere una società più giusta, che tuteli i più indigenti, i deboli, gli indifesi e che rispetti anche gli animali e la natura, ma resta inerte, passiva, inoperosa, senza la volontà di agire, di dare il suo personale contributo. Purtroppo molta gente è abituata a guardare i pochi che lottano, quelli che sanno sacrificarsi; troppa gente non trova l’orgoglio, la forza, la dignità di essere coerente e uscire dal proprio quietismo, dal proprio lassismo morale, mentale, spirituale.

Questi non meriterebbero i benefici delle conquiste e la delusione è grande quando nel campo di battaglia ci si ritrova da soli o in pochi a difendere gli ideali anche di chi coloro che si rifiutano di operare. Troppi sui quali non è possibile contare nei programmi.


Troppi fanno “orecchie da mercante”; a troppi purtroppo non nasce la sana voglia della partecipazione neanche quando gli si presenta il “piatto” pronto che altri hanno preparato. Troppe le giustificazioni spesso avvilenti e mentre l’umanità declina e gli indifesi muoiono per fame, malattia, violenza e gli animali continuano ad essere macellati nei campi di sterminio e vivisezionati nei laboratori di sperimentazione; mentre la terra in agonia subisce gli ultimi fatali assalti dalla rapacità di uomini senza scrupoli, essi si limitano a lamentarsi, piangersi addosso. E’ come se uno si lamentasse che la propria casa gli crolla addosso e aspettasse passivamente che siano gli altri a salvarlo e magari critica poi l’operato di coloro che hanno lavorato per le sue necessità.

Questi, i negligenti, gli svogliati, coloro che rifiutano la grande possibilità del personale contributo mediante la partecipazione nelle cose comuni, poi magari si chiedono perché sono gli altri, i furbi, gli scaltri, a decidere per loro, della nostra vita. Gente in cui non scatta mai la voglia di fare, di essere protagonisti, nelle cui vene non scorre il sangue del rinnovamento; gente che non vuole capire che da ognuno di noi dipende la soluzione del problema: gente che non ha diritto dei benefici se fa nulla per cambiare le cose. Gente che trova il tempo per tutto, per il teatro, il cinema, il ballo, la pizza, la palestra… ma non il tempo di collaborare e dare il suo pratico, fattivo contributo per gli ideali in cui dice di credere.

Eppure io che scrivo, nonostante lavorassi di notte per avere la possibilità di studiare, riuscivo di giorno a dare il mio contributo all’interno di organismi di volontariato e mentre mi laureavo prima del tempo previsto trovavo il tempo di frequentare, contemporaneamente, corsi di aggiornamento, fare attività sportiva, curare le relazioni affettive… Capivo che per ognuno dovrebbe essere più importante il bene comune che gli interessi personali; che se volevo un mondo migliore non solo dovevo contribuire a realizzarlo ma che dovevo cercare di vivere in prima persona quegli ideali che vorrei realizzati. Sono forse più bravo degli altri? No di certo. Forse sono solo più sensibile e più desideroso di vivere in una umanità migliore per il quale sentivo e sento insopprimibile la necessità di dare il mio piccolo contributo. In me vive il dramma lacerante delle vittime (cosa che purtroppo non tutti sentono) e vorrei essere aiutato, salvato se mi dovessi trovare nella stessa condizione di chi soffre.


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Ultimo aggiornamento Sabato 22 Gennaio 2011 18:52
 

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